Cronaca di un arresto annunciato
Riflessioni sulla spettacolarizzazione degli arresti
Negli ultimi
anni si sono moltiplicate le tecniche di estorsione della verità, attraverso
l’abuso di provvedimenti coercitivi, vagliati come strumenti di pressione
psicologica funzionali a stanare dalla mente e dalla sofferenza dell’inquisito
la verità costruita artificiosamente o snidare tra gli anfratti celebrali lesi
dal regime carcerario la chiamata in correità.
Conformemente
all’ideologia inquisitoria, in base alla quale il processo è uno strumento di
produzione e non di solo accertamento della verità, la confessione
dell’imputato costituisce l’esclusivo grimaldello avallante i fantasiosi
teoremi requirenti, rendendo di fatto, dinanzi ad un giusdicente, caduche le
prove elette dai codici e le argomentazioni accuratamente stilate dal curiale
patrocinante, in netto oltraggio alla avverabile visione tecnica di punti di
vista alternativi.
La verità viene
prodotta in luogo del codicistico accertamento, attraverso la sostituzione dei
principi giuridici con tecniche che rimandano alle metodologie inquisitoriali
utilizzate dal gran persecutore spagnolo Tomás de Torquemada, il quale sviluppando
la sua istituzione con zelo implacabile e spietato fanatismo, sparse il terrore
della “Leggenda nera” in tutto il Paese.
La carenza di
una rigorosa e scientifica metodica nella ricerca della verità, viene supplita
dalla padronanza e dal dominio sull’inquisito, corroborata da ricatti legali o
blandizie, attraverso una studiata strategia che parte:
- dall’abuso del
processo, degradato a perfetto strumento di controllo sociale, invadente
eterogenei settori della pubblica amministrazione, ove il terrore indotto dal
tintinnio di schiavettoni, ceppi o ferri, induce molti sindaci a deliberare col
parere preventivo dell’organo requirente locale;
- dalla
restaurazione di un nuovo sistema inquisitorio con piglio torquemadiano,
realizzato attraverso un legame organico tra l’apparato giudiziario e
l’ideologia partitica unica;
- dalla
spettacolarizzazione degli arresti o delle violate informazioni di garanzia,
accrescenti la potenzialità distruttiva e devastante dell’apparato repressivo
nei confronti dell’inquisito, serrato ante-processo nella gabbia d’acciaio
della gogna elettronica propagandistica massmediale.
I problemi della
giustizia non possono essere risolti con l’ausilio di virtù interpretative
personali del giudice di turno, il quale potrebbe con i suoi enunciati
vincolanti sovvertire o impedire il formarsi di contrappesi democratici
all’interno del sistema costituzionale, ma solo con il sussidio istituzionale
di validi controlli endoprocessuali, che nel quadro di un equilibrato sistema
di poteri ne bilanci e garantisca l’imparzialità del giudizio.
Basta, pertanto,
all’emergenza permanente, in virtù della quale si esige che lo standard morale
dei cittadini e dei governanti debba essere risolto da una sorta di “eugenetica
istituzionale” o da un “controllo educativo di stampo giudiziario” praticato su
una società disciplinare alla Michel Foucault.
Parafrasando Michel Foucault “La libertà di giudizio (ndr
coscienza) comporta più rischi dell'autorità e del dispotismo. (Foucault Michel, Raymond Roussel, Editore Cappelli
Anno 1978)

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